imagine_aboutGli Omeini, nati dalla penna di Luigi Viscido nel 2007, prendono il nome dall’unione di “oméi”, termine antico che significa lamenti, sospiri, con “omini”.
Sono personaggi dalla strana forma, con il viso seminascosto, la testa “incavata”: per timidezza, per nascondimento, forse per viltà, e con lunghi arti e tronco corto a suggerire esseri che prendono le distanze, dalla scarsa “sostanza”, perciò fragili, non integrati, disadattati.

Gli Omeini sono propensi alla completa inazione: hanno l’attitudine a stare un po’ al balcone della vita a filosofare, ma possono essere anche capaci di “cattiveria”. Essi operano in una scena perlopiù vuota, anche se non mancano situazioni persino violente come i ring o le trincee (inoperose tuttavia, non c’è lo scontro) o tristi come l’accattonaggio. Gli Omeini abitano pianetini e buchi, in solitudine, dove la comunicazione è nulla o minima, e in ogni caso sempre effettuata attraverso cartelli scritti: non è dato sapere se hanno la capacità di parlare. Se pensano, visualizzano oggetti. Non fanno nemmeno ombra. Hanno appena l’indice opponibile.

Gli Omeini sono in fondo esserini abbandonati da un Creatore, che vivono una condizione simil-umana, per quanto non valgano per loro le normali leggi fisiche. Simulacro di un’umanità sopravvissuta, sospesa tra un vecchio mondo di cui conservano memoria e uno nuovo che provano ad abitare con ironia e poesia.

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